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Archivio storico Comunale di Castelliri

Archivio storico Comunale di Castelliri

L’Archivio: storia e consistenza

L’Archivio storico conserva i documenti prodotti e ricevuti dall’amministrazione comunale in epoca pre e post-unitaria. Costituisce un patrimonio documentario fondamentale, per la memoria storica di Castelliri e dei suoi cittadini, dal XVIII al XX secolo.

Nel 1963 una legge dello Stato (D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409) ha obbligato gli enti locali ad istituire una sezione separata per i documenti riguardanti gli affari esauriti da oltre 40 anni.

Tra il 1996 e il 1998, in seguito a una specifica deliberazione del Consiglio regionale del Lazio (n. 1.083 del 4 aprile 1996), è stato possibile procedere ai lavori di ordinamento, sotto la direzione della Soprintendenza archivistica per il Lazio, e in seguito alla stesura dell’inventario.

L’Archivio storico comprende oggi i seguenti undici fondi: 1) Archivio preunitario; 2) Archivio postunitario; 3) Congrega dei Sacconi Rossi; 4) Amministrazione di beneficenza; 5) Asilo d’infanzia “Alessandro Manzoni”; 6) Cassa di prestanze agrarie; 7) Asilo d’infanzia “Regina Elena”; 8) Opera nazionale maternità e infanzia; 9) Ente comunale di assistenza; 10) Giudice conciliatore; 11) Ufficio di collocamento.

Il patrimonio documentale, che interessa gli estremi cronologici 1702-1984, per quanto il nucleo principale sia compreso tra il 1809 e il 1956, è raggruppato e ordinato in circa 1.800 fascicoli e composto di oltre 2.000 tra volumi, registri, protocolli e bollettari.

 

Cenni storici su Castelliri

Alcune testimonianze archeologiche riportano la presenza di un castrum alle dipendenze della colonia romana di Cereatae Marianae, l’odierna Casamari. Durante il Medioevo Castelluccio appartenne a diversi signori, fra i quali si ricordano un Roffredo di Isola e un Corrado di Marlenheim. Posta nel giustizierato di Terra di Lavoro, nel Regno di Napoli, per un breve periodo fece anche parte dello stato della Chiesa.

A metà del XV secolo, dopo aver assistito agli scontri tra l’esercito pontificio e i soldati dei Cantelmo, duchi di Sora e conti di Alvito, fu distrutta da un sisma (1456). Sullo scorcio di quello stesso secolo, entrò sotto il dominio della famiglia della Rovere.

Dal 1579 fece parte, invece, del Ducato dei Boncompagni, poi Boncompagni-Ludovisi, che ne ressero le redini sino al 1796.

Durante il triennio giacobino, Castelluccio vide imperversare sul proprio territorio il capomassa Mammone, che nel 1799 tenne più volte in scacco le truppe francesi. Quelle forme di banditismo rinvieranno, poco meno di un secolo più tardi, al più classico dei fenomeni antiunitari: il brigantaggio registrò proprie in quest’area, al confine tra lo Stato Pontificio e l’ormai ex-Regno delle Due Sicilie, fasi intense e cruenti.

Entrata nel Regno d’Italia, con un decreto del 1878 Castelluccio mutò nome in Castelliri.

Un altro terremoto avrebbe nuovamente contribuito a ferirla in modo indelebile. Era il 13 gennaio 1915. L’odierna fisionomia urbanistica, caratterizzata da abitazioni basse, riflette nitidamente gli esiti di quella tragedia, che devastò la Marsica e parte della Media Valle del Liri.